Jabuka

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Come una piramide scura che emerge dalle profondità, Jabuka si erge a 30 miglia nautiche a ovest di Komiža. Con i suoi 97 metri di altezza e una circonferenza di circa 700 metri, questo isolotto, costruito con roccia ignea di profondità chiamata diabase, è un monumento geologico della natura dal 1958. Jabuka è aspra e indomabile. Non ha baie, né moli, e non offre riparo a nessuna imbarcazione. Le sue rocce lisce non sono state erose dal mare, ma levigate, tanto che persino una cima non può essere legata saldamente. I fondali profondi rendono difficile l'ancoraggio e la magnetite presente nelle rocce disturba le bussole, il che rende la navigazione nelle sue vicinanze particolarmente pericolosa in condizioni di scarsa visibilità. Ciononostante, per secoli i pescatori di Komiža hanno osato venire qui. In inverno, usavano le loro falkuše per catturare pesci e granchi nei ricchi fondali, esponendosi alla bora, alle tempeste e ai pericoli del mare aperto. Non poterono rimanere sull'isola, ma lasciarono comunque una traccia: una ventina di toponimi che ancora oggi testimoniano la loro presenza. Jabuka ospita anche una fauna selvatica rara. La lucertola nera di Jabuka vive sulle sue rocce e tra le piante crescono le specie endemiche Centaurea jabukensis e Centaurea chritmifolia. Nera, solitaria e inaccessibile, Jabuka si erge all'estremità dell'Adriatico orientale, come una sentinella di pietra, custode del deserto marino e testimone silenziosa del coraggio dei pescatori che osarono raggiungerla.