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Situata nella parte occidentale dell'isola di Vis, Komiža si è sviluppata per secoli lungo il mare, che ne ha plasmato l'identità e la vita quotidiana. Dalle prime notizie del XVI secolo, passando per l'immigrazione di famiglie in fuga dalla minaccia ottomana, fino all'industria della pesca che è diventata il marchio di fabbrica del luogo, la storia si intreccia con il mare e la gente. Particolarmente memorabile è la visita di Papa Alessandro III nel 1177, quando questo fu il primo luogo croato visitato da un papa. Leggende come la Rotta di Diomede e tracce archeologiche testimoniano la continuità millenaria della vita e della navigazione, mentre tradizione e natura custodiscono la storia della convivenza tra uomo e mare.

Komiža è un insediamento più giovane della vicina Lissa e il suo nome deriva probabilmente dall'espressione Com Issa, che significa "accanto a Issa". La più antica testimonianza scritta di Komiža risale al 1145, anche se è probabile che l'insediamento esistesse anche prima, con un'abbazia benedettina all'epoca. Durante la Repubblica di Venezia, Komiža apparteneva al comune di Hvar e si sviluppò rapidamente grazie alla pesca. Il pescato era così abbondante che permise la costruzione di chiese, torri difensive e grandi case in pietra. Nel XIX secolo, sotto il dominio austriaco, Komiža divenne un comune indipendente e un importante centro insulare. All'inizio del XX secolo contava quasi 4.000 abitanti, un porto ben tenuto e diverse fabbriche di lavorazione del pesce, la più famosa delle quali era la Fratelli Mardešić. Dopo la Prima Guerra Mondiale, iniziò un periodo di declino economico. Sebbene Lissa appartenesse al Regno di Croazia, le ricche zone pescose intorno a Palagruža finirono sotto il dominio italiano, il che colpì duramente i pescatori di Comisa. Molti abbandonarono l'isola e si trasferirono in California, dove continuarono la loro tradizione di pescatori. La Seconda Guerra Mondiale portò nuovi cambiamenti. Dopo la capitolazione italiana nel 1943, Lissa e Comisa divennero un'importante roccaforte per i partigiani e le forze alleate. Sull'isola operavano un comando militare e un aeroporto alleato, e gli abitanti di Comisa parteciparono attivamente alla resistenza. Dopo la guerra, l'isola fu dichiarata zona militare, il che interruppe lo sviluppo del turismo e della vita economica. Comisa perse il suo status di comune e il collegamento via traghetto con Spalato, e la popolazione diminuì. I cambiamenti arrivarono solo dopo l'indipendenza della Croazia. Con il ritiro dell'esercito all'inizio degli anni '90, l'isola si aprì nuovamente al mondo. Komiža ha riacquistato lo status di comune nel 1993 ed è diventata città nel 1997. Oggi vive di turismo e dell'eredità del suo passato peschereccio, che continua a plasmare l'identità del luogo.

C'è un momento nella storia di Comisa che si distingue per essere speciale e irripetibile, un evento che ha legato questa piccola comunità di pescatori e agricoltori alla vetta più alta del mondo cristiano. Riguarda la visita di Papa Alessandro III, avvenuta nel XII secolo, in un'epoca in cui l'Adriatico era un'importante rotta marittima e teatro di numerosi scontri e conflitti storici. Durante il suo viaggio verso Venezia, Papa Alessandro III solcò il mare accompagnato da dieci galee. Dopo lunghe giornate di navigazione, il 9 marzo 1177, proprio il giorno del Mercoledì delle Ceneri, sbarcò a Palagruža. Questo isolotto remoto, che per secoli è stato un punto di riferimento per i pescatori di Comisa e dell'Adriatico in generale, divenne quel giorno un luogo di importanza storica. Sull'altopiano di Mala Palagruža si tenne un ricevimento e il luogo in cui il Papa si fermò è da allora chiamato Campo del Papa. Quel nome si è conservato attraverso i secoli, tramandato nella tradizione e nella coscienza collettiva, a ricordo dell'evento che unì questo angolo dell'Adriatico alla più alta autorità spirituale d'Europa di quel tempo. Per Comisa e i suoi abitanti, quella visita ebbe un significato speciale. Con il suo arrivo, Papa Alessandro III fece di Comisa la prima località croata ad essere visitata da un papa. Ciò conferì al piccolo villaggio di pescatori, situato sulla riva dell'Adriatico, il suo posto nella grande storia d'Europa. Sebbene la visita fu breve, la storia di quella giornata è stata tramandata per secoli. Il Campo del Papa è rimasto un ricordo indelebile che anche i luoghi più piccoli, grazie a una combinazione di circostanze, possono diventare parte di una storia storica più ampia. Per i comisani, fu un momento di orgoglio e di conferma del loro legame con i grandi eventi di quel tempo.

Immaginate di navigare in un mare che un tempo era governato da eroi e mercanti, un mare che conserva memorie di miti, leggende ed eventi storici reali. Questa è esattamente la rotta marittima conosciuta come la Rotta di Diomede, dal nome dell'eroe dell'Iliade di Omero, Diomede, che, secondo la leggenda, trovò rifugio sulle rive dell'Adriatico dopo la caduta di Troia. Questa rotta marittima collega la penisola italiana del Gargano con la penisola croata di Hylian, ovvero la dorsale di Punta Planka vicino a Sebenico. Durante i secoli antichi e medievali, numerose navi la attraversavano e il cuore di questa rotta era l'isola di Vis (antica Issa), un tempo il più grande crocevia delle rotte marittime dell'Adriatico e l'origine della vita urbana sulla costa orientale dell'Adriatico. Antichi documenti, in cui leggenda e storia si fondono, e numerosi reperti archeologici sull'isola e nel suo mondo sottomarino, testimoniano il suo ricco passato. A Lissa sono stati rinvenuti pesi per reti, ami in bronzo, monete con immagini di delfini e mosaici con motivi marini: una prova evidente che il mare è sempre stato vita, destino e ispirazione qui. Anche le famose falkuše di Comisa, imbarcazioni da pesca uniche dell'isola di Lissa, navigavano lungo la Rotta di Diomede. Sospinte dai venti di maestrale e scirocco, salpavano verso Palagruža, tornando a Comisa con barili di sardine salate. Fu proprio l'armonia dei venti e del mare a consentire la continuità millenaria della navigazione lungo questa rotta. I coloni greci portarono a Lissa non solo l'arte della costruzione navale e della navigazione, ma anche una tradizione di pesca che è sopravvissuta fino a oggi. Per questo motivo, la Rotta di Diomede non è vista solo come una linea storica su una mappa, ma come una storia viva sul mare, la gente e il vento.