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Nel mezzo dell'Adriatico blu, lontano dalla terraferma, quattro isole dal potere e dalle storie particolari emergono dal mare. Svetac, un tempo vivace isola di pescatori, conserva la memoria della vita in condizioni difficili e della lotta dell'uomo con il mare. Brusnik e Jabuka, nate dal fuoco, sono uniche per la loro origine magmatica e le rocce nere che sporgono dal mare aperto come sculture. Brusnik "cresce" lentamente dal mare, mentre Jabuka, simile a una piramide nera, sfida tutto, senza offrire riparo a una sola nave. La più lontana e grande di queste, Palagruža, è stata per secoli un punto di riferimento per i marinai, un luogo mitico di antiche storie e teatro di numerosi naufragi. Queste isole non sono solo punti geografici sulla mappa: sono monumenti naturali, testimoni di processi geologici, avventure di pesca e leggende marinare. Ognuna di esse racconta una storia diversa e insieme formano un insieme unico: le perle nere del mare aperto, il prezioso patrimonio dell'Adriatico.
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Situata nella parte occidentale dell'isola di Vis, Komiža si è sviluppata per secoli lungo il mare, che ne ha plasmato l'identità e la vita quotidiana. Dalle prime notizie del XVI secolo, passando per l'immigrazione di famiglie in fuga dalla minaccia ottomana, fino all'industria della pesca che è diventata il marchio di fabbrica del luogo, la storia si intreccia con il mare e la gente. Particolarmente memorabile è la visita di Papa Alessandro III nel 1177, quando questo fu il primo luogo croato visitato da un papa. Leggende come la Rotta di Diomede e tracce archeologiche testimoniano la continuità millenaria della vita e della navigazione, mentre tradizione e natura custodiscono la storia della convivenza tra uomo e mare.
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A Comisa, il mare non è solo un luogo, è anche un destino. Per secoli, gli abitanti di Comisa hanno vissuto accanto e grazie ad esso, portandone con sé sia i doni che i pericoli. Le loro vite sono state plasmate dalle navi che costruivano, dalla lingua che parlavano e dalle usanze con cui invocavano la protezione del cielo. Così è nato un patrimonio unico: una combinazione di fede, conoscenza e coraggio che ancora oggi costituisce il cuore di Comisa. I pescatori e le loro barche erano vegliati da San Nicola, patrono dei viaggiatori e della città, al quale ogni inverno veniva bruciata una vecchia nave in segno di gratitudine e preghiera per la salvezza di tutti gli altri. Dalla necessità di sopravvivere in alto mare è nata la falkuša, una nave che nasconde due anime e che ha reso i comisani i primi pescatori del mare aperto. E per tramandare tutto questo sapere, si è sviluppata una speciale lingua alieutica, un linguaggio di pescatori intrecciato con parole che parlavano del mare, del vento e della pesca. Sono tutti fili della stessa storia: storie di Komiža, che per secoli ha saputo amare, rispettare e sconfiggere il mare. Storie che oggi non sono solo ricordi, ma patrimonio vivo, riconosciuto e protetto, e portato con orgoglio nel futuro.
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Sulle isole di Vis, Biševo e Sveca si sono conservate chiese che testimoniano la presenza millenaria del cristianesimo e dell'ordine benedettino in questa parte dell'Adriatico. La chiesa della Madonna di Planica a Vis, con la sua rara forma circolare, ricorda la chiesa di San Donato a Zara, mentre a Sveca è stata conservata la piccola chiesa di Sant'Andrea, resti di un ex monastero benedettino del XIII secolo. A Biševo, nell'insediamento di Polje, si trova la chiesa di San Silvestro, costruita a metà dell'XI secolo, nota per la Madonna di Biševo, una delle più antiche immagini della Vergine Maria in Dalmazia. Questi preziosi monumenti culturali e religiosi, oggi beni culturali protetti, collegano le isole in un insieme storico e spirituale unico.
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